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Blocco, doppio blocco e controbloccotto

2026-04-16 10:55

Il Coglione di Turno

esteri,

Blocco, doppio blocco e controbloccotto

Nel Golfo Persico la scena è sempre la stessa: il blocco dello Stretto di Hormuz, il doppio blocco delle rotte commerciali e il solito controbloccotto

Nel Golfo Persico la scena è sempre la stessa: il blocco dello Stretto di Hormuz, il doppio blocco delle rotte commerciali e il solito controbloccotto narrativo di Washington, che prova a vendere come “strategia” quello che a tratti somiglia a una collezione di figuracce ben illuminate. La realtà, però, è più semplice e più fastidiosa per gli americani: quando la partita si è fatta seria, la narrativa del predominio assoluto ha iniziato a scricchiolare.

Gli Stati Uniti hanno prima parlato di deterrenza, poi di pressione, poi di coalizioni, poi di blocco, e infine di controllo dell’imbuto marittimo come se bastasse alzare il volume per cambiare il risultato. Ma lo Stretto di Hormuz non è un comunicato stampa: è un collo di bottiglia che rende fragili le superpotenze e amplifica ogni errore. L’idea di trasformare una crisi di navigazione in un trionfo geopolitico ha prodotto soprattutto una lunga sfilata di retromarce, aggiustamenti e frasi costruite per far sembrare razionale ciò che razionale non è.

La parte più comica, se non fosse quasi tragica, è il tentativo di cambiare il racconto: quando la strategia non convince, si cambia il vocabolario. Quando il blocco non risolve, diventa “leva economica”. Quando l’impasse cresce, diventa “messaggio di forza”. Quando il mondo vede confusione, la Casa Bianca vede “flessibilità”. È il classico film della politica americana: grandi promesse, effetti speciali, e poi il contropaccotto finale.

Nel frattempo, Hormuz resta il punto in cui la realtà ha la cattiva abitudine di presentare il conto. E il conto, per Washington, arriva sempre con interessi.

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